Santa Maria alla Fontana
 
La chiesa di S. Maria alla Fontana, parte di un complesso vasto e stratificato cresciuto intorno ad primitivo nucleo del primo Cinquecento, ha sempre costituito un tema di grande fascino per i complessi problemi interpretativi che pone: delimitare precisamente la struttura originaria (posta a ovest, quasi completamente al di sotto del piano di campagna), ricostruire il progetto iniziale, individuare gli scopi e le matrici culturali di questa architettura, per la quale sono stati proposti quali possibili diretti ispiratori i nomi di Leonardo, prima, e di Bramante, poi (oggi esclusi sulla base di nuovi documenti e di una più attenta considerazione della cronologia). Nella primavera del 1508 presso la testata di un fontanile, segnalata da una cappellina con un'immagine mariana, posta nell'avvallamento tuttora esistente, veniva avviata la costruzione di una chiesa con annessi due cortili porticati e delle strutture di ricovero (oggi non ben identificabili), a ratificare la credenza nelle virtù benefiche dell'acqua sorgiva. L'iniziativa, che fonti tarde attribuirono all'allora governatore di Milano, il francese Charles d'Amboise, sulla scorta di un presunto miracolo, vide più plausibilmente il convergere di una salda devozione popolare (testimoniata dall'attestarsi del complesso già nei primi decenni del secolo tra i principali luoghi di cura della città) e di un gruppo articolato di singoli promotori: alcuni eredi Visconti, proprietari della fonte, che donarono parte del terreno; un gruppo di laici forse residenti nel sobborgo, riunitisi in una "scuola" allo scopo di gestire le offerte spontanee e controllare i lavori; diversi nobili francesi, tra cui forse anche il governatore, e infine i monaci del cenobio benedettino di S. Simpliciano, nella cui giurisdizione parrocchiale ricadeva il sito. Il ritrovamento di due successivi contratti, risalenti agli anni dell'esordio della costruzione, in cui è dichiarato architetto della fabbrica il pavese Giovanni Antonio Amadeo, ha contribuito ad allontanare definitivamente l'ipotesi leonardesca, basata su generiche assonanze tra alcuni particolari architettonici e degli schizzi vinciani, sulla circostanza del suo passaggio da Milano in mesi vicini alla data di fondazione e su di un noto rapporto col d'Amboise. Un più attento esame della fabbrica ha inoltre consentito di precisare interessanti aspetti tipologici: la cappella inferiore quadrata, voltata con una cupola ribassata a 12 vele (in cui è presente la memoria di invasi spaziali antichi, come il canopo della villa Adriana, e della loro interpretazione "moderna" offerta dalla cripta bramantesca del Duomo di Pavia), doveva costituire, con il vano annesso a monte, la custodia della fonte sacra; le aperture verso i chiostri favorivano il passaggio di malati e pellegrini e la visione dell'interno per coloro che si bagnavano nelle acque di una grande vasca posta a ovest del fronte porticato (integrato nei restauri del 1956). Al di sopra, raggiungibile con due scalinate che risalivano il pendio (una ancora esistente), era una seconda cappella quadrata, con copertura necessariamente centrica, probabilmente intesa come vera e propria chiesa per la celebrazione eucaristica e a sua volta aperta sui quattro fronti e cinta da un portico, in modo da far partecipare ai riti anche le folle che non fossero riuscite ad accedervi. Interamente basato su di un insistito modulo quadrato, il complesso mostra la suggestione esercitata sull'Amadeo più che dal tema generico della pianta centrale da un preciso precedente milanese, con funzioni simili: la Ca' Granda filaretiana; lo scatto in avanti sul piano del linguaggio, improntato ad classicismo castigato, assai sensibile al messaggio bramantesco, è tuttavia nettissimo (e per taluni poco compatibile con le interpretazioni dell'antico molto libere e fantastiche offerte altrove dall'Amadeo). Ceduto nel 1547 in uno stato ancora del tutto incompleto ai Padri Minimi di S. Francesco di Paola, l'edificio veniva trasformato in convento attraverso la costruzione di vari corpi di fabbrica attorno ai chiostri, mentre la cappella superiore, notevolmente soprelevata, veniva a formare il coro di una nuova grande chiesa longitudinale (allungata ulteriormente nel 1920, quando da tempo funzionava come parrocchia).
 

 

Volta di copertura dell'ambiente centrale della chiesa di S. Maria alla Fontana

 
Si ringraziano per i testi e le immagini:
Biblioteca Riccardiana, Firenze (Microfoto srl Firenze)
Pinacoteca Brera, Milano (Archivio fotografico Sopraintendenza per i beni artistici e storici)
Civiche raccolte d'arte, Foto Saporelli, Milano
APT di Pavia
Staatliche Graphische Sammlung, Muenchen
SKIRA Editore, Milano
Accademia S.n.c. - Servizi per la computergrafica - Piacenza