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Gente di Milano » Luigi Dadda

Collana: "Gente di Milano"
Luigi Dadda. Una passione per l'elettronica.
di Daniela Trastulli
Milano, 2001, 30 min.

Fotografia dell'artistaNei primi anni cinquanta Luigi Dadda si reca in America per conto del Politecnico di Milano e ritorna in Italia con una macchina speciale: un calcolatore. Credo che a quell'epoca ben pochi sapessero di che cosa si trattasse. Eppure quella macchina, la prima che approdava in Europa, avrebbe cambiato nel giro di due decenni lo scenario economico e sociale del nostro paese.

Luigi Dadda era a quel tempo un docente di Elettronica presso la Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano e ben presto avrebbe contribuito, assieme agli altri docenti,a realizzare il passaggio (epocale) verso l'informatica. La sua notorietà è dunque legata a questo episodio che gli consentirà di approfondire e amplificare la ricerca nel settore dell'elettronica prima e dell'informatica in un secondo momento,attraverso un proficuo rapporto con il sistema industriale milanese. Dialogando con lui emerge chiaramente una dedizione totale all'impegno scientifico e didattico:le sue parole testimoniano di una vita passata a coltivare e a far crescere con entusiasmo una giovane classe dirigente in grado di affrontare la complessità crescente dei processi industriali.

Nell'intervista cita, a questo proposito, molti esempi: Eni, Edison, Pirelli, colossi dell'economia italiana che hanno, per primi, sfruttato le potenzialità e la velocità di calcolo del calcolatore elettronico. Una vita dedicata al lavoro dunque. Ma nelle testimonianze di chi l'ha frequentato in quel periodo (il figlio Roberto, gli allievi Adriano De Maio e Mariagiovanna Sami) emerge una figura carismatica, coinvolgente, capace di scherzare, di ironizzare, di coinvolgere affettuosamente gli allievi, i colleghi, i superiori.

Una persona con un grande entusiasmo, che contagiava tutti con i suoi aneddoti, i suoi modi di raccontare i processi matematici e scientifici con semplicità, trasporto e umanità. Entusiasmo e umanità, tratti che ancora emergono con forza dialogando con Dadda, oggi quasi ottantenne. Non ha perso la freschezza del racconto e ancora si emoziona quando ricorda episodi della sua infanzia, passata nel lodigiano, o quando, nel ricordare gli amici uccisi in un'imboscata fascista, dopo il 25 aprile, va su tutte le furie perché hanno asportato dal luogo la lapide che testimonia di quell'infame episodio.

O quando racconta delle difficoltà del suo mandato di Rettore del Politecnico di Milano (1972-1984), coinciso con il periodo caldo della contestazione, dove la strategia adottata era quella del dialogo, anche duro, come condizione per la comprensione di quello che stava accadendo in quegli anni. Professore emerito (professore a vita) Dadda è oggi impegnato ancora attivamente nella ricerca e nell'insegnamento: è presente nelle attività dell'Istituto di Elettronica e dell'Informazione,uno dei più numerosi dell'Ateneo, e partecipa con entusiasmo ai lavori per la realizzazione di un progetto universitario nella Svizzera Italiana. Tuttavia, il suo sguardo si illumina quando parla della sua famiglia, in particolare delle sue nipotine, quattro,con le quali passa un po' di tempo quando può, e per le quali gli piace molto "fare il nonno".

Marisa Galbiati
Docente di Design della Comunicazione Visiva presso il Politecnico di Milano, ha pubblicato libri e saggi sui linguaggi visivi e sulle tecniche di rappresentazione, realizzato video, promosso ricerche e iniziative sulla lettura audiovisuale e fotografica dell'ambiente tra le quali L'occhio dell'architetto-Videografie urbane, mappa visiva della città e del territorio. Ha recentemente pubblicato il volume Letture dinamiche dell'arte con le tecnologie digitali. Elementi di regia per la produzione di film d'arte (Guerini,Milano 2000). Dirige il Laboratorio Nuovi Linguaggi presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano,ambito per la ricerca e la realizzazione di artefatti comunicativi multimediali e multimodali realizzati con linguaggi e tecniche innovative.

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