Un immaginario duca di Milano ci ricorda che: «Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni». Si tratta di Prospero, il protagonista della Tempesta di Shakes-peare. Da sempre la più umana delle facoltà, la fantasia, corre a briglie sciolte per i territori del duca. In questo itinerario la inseguiremo per versanti letterari, storici, leggendari e aneddotici, su e giù tra boschi e navigli, cinema e ville, fabbriche e castelli: in luoghi che c'erano una volta, che ci sono, o che non sono mai esistiti.
Un tempo, il confine tra città e campagna era immediatamente visibile a chiunque: il ruolo delle porte, filtro tra due realtà così differenti, non poteva non pungolare l'immaginazione. Nel Baldus di Teofilo Folengo (1491-1544), il grande poeta maccheronico mantovano, così viene smascherato un terribile personaggio, la strega Smiralda:
dicis te Palladis unam
de nymphis, cum sis Porta ipsa Comasna Milani,
per quam tot gentes vadunt redeuntque frequentes!
[dici di essere una ninfa di Pallade, e invece sei uguale precisa alla Porta Comasina di Milano, per la quale va e viene un sacco di gente!].
Il frenetico movimento attorno ai limiti della città non è dunque solo cosa di oggi! La secolare simbiosi tra la metropoli e il suo contado si è riflessa nella fantasia degli artisti, spesso soffermandosi su vie e mezzi di comunicazione, come l'auto (la Milano-Laghi, inaugurata nel 1925, fu la prima autostrada del mondo) o il treno. La Stazione Centrale, in particolare, ha fatto irruzione nell'immaginario cinematografico, e non come luogo di sognate partenze, ma come meta di immigrazione, sin da Totò, Peppino e la malafemmina (1956), di Camillo Mastrocinque, e da Rocco e i suoi fratelli (1960), di Luchino Visconti. A lungo, tuttavia, poesie e romanzi avevano riservato la ribalta alle carrozze (si veda il via-vai della stendhaliana Certosa di Parma), mentre ai più non restava che affidarsi al cavallo di san Francesco, ovvero alle proprie gambe. Come fa Renzo, che nei Promessi Sposi esce da Porta Orientale (l'odierna Porta Venezia) per cercar scampo verso l'Adda, procedendo a zig-zag: da Lambrate a Monluè, da Mezzate a Limito, di lì a Melzo e Gorgonzola, poi verso nord, sino a Bellusco, e dritto a est, al fiume, che incontra vicino a Trezzo.
Ma le arterie che da sempre hanno colpito maggiormente l'immaginazione sono le vie d'acqua, i navigli, lungo i quali per secoli son giunti in città bestiame, marmi per il duomo, legna, granaglie, e anche passeggeri.
Quanto a chi legge, il consiglio, per meglio cogliere lo spessore dei luoghi qui descritti, è di ricorrere alla cara, vecchia bicicletta, e di valersi ove possibile delle piste ciclabili. D'altronde, qualcuno ha già avuto la stessa idea, montando in sella prima di noi: Delio Tessa (1886-1939), il grande poeta milanese, inizia il suo capolavoro, De là del mur, pedalando «foeura de Porta Volta», verso la campagna.
Per saperne di più:
Vagabondare nel cuore della periferia
La provincia dei sogni