Dalle origini all'eclettismo: la civiltà di Ville, palazzi, giardini


Le ville sontuose attorniate da giardini non si trovano nel centro di Milano. Cioè lungo le vie che rientrano nella cerchia delle mura spagnole. Nascevano piuttosto numerosissimi «palazzi di città», dove i nobili proprietari risiedevano abitualmente e conducevano un'intensa vita sociale. E per il relax, anche se non si chiamava ancora così, i nobili si allontanavano da Milano e andavano nei dintorni, nelle ville di campagna. Per trascorrere periodi di vacanza, ma soprattutto per controllare direttamente l'attività agricola di feudi e allodi.
Un'attività che, come cospicua fonte di reddito, era certo ben più curata di quanto il luogo comune del presunto disprezzo nobiliare per il lavoro non possa far credere. Nel nostro itinerario scopriremo come e dove si svolgeva la loro villeggiatura fuori da Milano.
Per quanto riguarda la vita di città, i palazzi milanesi hanno un elemento in comune: sono in genere dimore di origine medioevale, ampliate nel Seicento e nel Settecento, spesso inglobando le costruzioni limitrofe. Gli edifici subiscono poi altre trasformazioni nel corso dell'Ottocento.
Varia invece la distribuzione di una stessa famiglia nobiliare. A volte si crea un'insula della casata, che comprende le case raccolte intorno a una piazza, magari dominata dalla chiesa dinastica: è il caso, e rispecchia il modello più antico, dei palazzi Borromeo e della chiesa di S. Maria Podone intorno alla piazza che trae il nome dalla famiglia; o quello (però riguarda ormai solo la toponomastica) di via Case Rotte, che ricorda la chiesa di S. Giovanni Decollato e le case dei Torriani, «rotte», cioè distrutte, dai rivali Visconti. Ma altre famiglie, spesso per ragioni economiche, scelgono una diffusione capillare in città. Solo in qualche caso arrivano in un secondo momento a concentrare la gloria della casata in un singolo edificio: come i Crivelli, gli Archinto, i Trivulzio.
È facile anche che sia il prestigio di una dimora a stuzzicare ambizioni per l'acquisizione della proprietà. Emblematico, in proposito, il palazzo Marino, oggi sede del Comune di Milano. Costruito dai grandi banchieri genovesi, è passato prima ai De Leyva, quindi agli Omodei, per divenire alla fine di proprietà pubblica. Purtroppo le guerre hanno distrutto molte di queste residenze, così solo un nucleo relativamente esiguo di edifici può darci l'idea della realtà del tempo: i palazzi Borromeo, Trivulzio, Pozzobonelli, Arese Litta, Crivelli, Cusani, Durini, Clerici, Casati Dugnani, Serbelloni e pochi altri. Ma in città possiamo visitare molte delle ville nate come residenza di campagna. In origine esterne alla cinta urbana, sono state progressivamente fagocitate dallo sviluppo di Milano. E oggi le ritroviamo comprese nei limiti dell'attuale territorio comunale. A parte la villa Belgioioso, poi Villa Reale (edificata secondo il progetto di Leopoldo Pollack, dal 1790, in alternativa al palazzo di città), è il caso delle ville e dei casini di caccia dei Visconti e degli Sforza: la villa Mirabello, la Bicocca degli Arcimboldi, la Boscaiola di via Bernina. Citiamo ancora l'esempio, agli inizi dell'età spagnola, della villa Bascapè Gonzaga, nota come la «Simonetta» (contenitore ormai riqualificato delle collezioni di Ferrante Gonzaga di Guastalla). Numerosi sono pure gli esempi barocchi, spesso modificati da interventi successivi di gusto neoclassico: emblematici quelli della villa Litta ad Affori, della villa Clerici a Niguarda e della villa Busca Serbelloni a Lambrate. Per finire, le infinite villette eclettiche nate nel nostro secolo, in cui il limite fra palazzo e villa è superato in una nuova idea di residenza.

Per saperne di più:
Dalle origini all'eclettismo: la civiltà di villa
Tra gli affreschi e i giardini delle residenze nobiliari