Dalle origini all'eclettismo: la civiltà di Dalle origini all'eclettismo: la civilta' di villa


Nel Quattrocento ha origine il significato moderno di «villa». Ma il prototipo è più antico, risale alla villa romana, che era insieme centro di organizzazione agricola e luogo di svago. Il carattere rurale di queste residenze si perde nel Medioevo con il prevalere delle fortificazioni. Ed è solo nel XV secolo che il castello comincia a sua volta a perdere i connotati di puro e semplice luogo di difesa per modificarsi, ad esempio, nelle più ariose strutture dei casini di caccia.
Ecco la prima caratteristica di tutta l'architettura delle ville in provincia di Milano: il riuso di edifici preesistenti. Il problema della trasformazione degli spazi è risolto a volte con un mascheramento totale, che non implica però la completa distruzione (rara sia per motivi economici che di fedeltà storica). Ma più spesso è risolto con l'aggregazione di corpi nuovi a un nucleo antico lasciato a vista. Ne sono esempio emblematico le torri medioevali che spiccano sulle strutture più tarde del palazzo Borromeo Arese di Cesano Maderno e della villa Cusani Confalonieri di Carate Brianza. Eredi naturali dei casini di caccia sono le piccole «ville di delizia» cinquecentesche, che abbinano il recupero delle parti storiche a nuovi spazi, con ampie stanze e numerose logge.
Addirittura intere sezioni delle ville, normalmente abitate, diventano una sorta di museo privato. È una caratteristica tipica della provincia milanese che, a partire dalle finte grotte della villa Visconti Borromeo Litta a Lainate, si diffonde un po' ovunque. E il gusto continua in età barocca, quando proliferano i collezionisti d'arte. Se dipinti e sculture sono per la maggior parte dispersi o conservati altrove, restano invece le gallerie destinate a ospitare le raccolte. Le ritroviamo ancora nel palazzo Borromeo Arese a Cesano Maderno, nella villa Arconati a Castellazzo di Bollate, nella villa Frisiani Mereghetti a Corbetta.
La villa seicentesca sviluppa infatti valenze architettoniche precedenti, ma con un gusto accentuato per il monumentale. L'edificio diventa imponente e le ricche decorazioni solitamente esaltano le imprese e le virtù della famiglia. Ad alleggerire i fasti delle ville, nascono i leziosi giardini all'italiana, la cui moda prosegue fin nel pieno Settecento. Purtroppo questa moda verrà sostituita (e causerà perdite gravi) dalla predilezione per il giardino romantico all'inglese. Non si tratta solo di una mera differenza di stili: al giardino razionale, simbolo del dominio dell'uomo sul cosmo, subentra il parco come contemplazione della natura «selvaggia», una sorta di ritorno allo stato di natura teorizzato da Rousseau.
Un problema parallelo nasce dalla relazione fra la villa e lo spazio agricolo circostante, il feudo, al cui dominio la struttura era destinata in origine. Già nel Quattrocento la distinzione rigorosa fra ville di svago e ville centrali agricole è superata. In realtà, in quasi tutte le strutture si assommano le due funzioni. Persino le ville di delizia settecentesche, sorte in luoghi «turistici», non sono del tutto infedeli a queste premesse.
Il discorso può essere dimostrato dal rapporto con le vie di comunicazione. Alcune ville vengono costruite vicino alle strade, ma la maggior parte sorgono lungo le vie d'acqua, in particolare il Naviglio Grande e il Naviglio Martesana. Si tratta certamente di una scelta estetica, come a Robecco sul Naviglio e a Cassinetta di Lugagnano. Però la bellezza del luogo si sposa anche con la comodità dei trasporti, agricoli e commerciali, attraverso le vie d'acqua. Una componente che l'economia illuminista potenzierà, ma che risulta ben presente già in età barocca. Un altro rapporto è quello fra centro urbano e villa. La residenza nobiliare in genere diventa il perno del borgo, come accade per il palazzo Omodei a Cusano Milanino, il palazzo Borromeo Arese a Cesano Maderno, la villa Taverna a Canonica di Triuggio. In alcuni casi invece (la Villa Reale di Monza, la villa Borromeo d'Adda a Cassano d'Adda) l'edificio influenza solo in parte il contesto edilizio preesistente. Crea piuttosto uno spazio proprio, che a sua volta si trasforma in asse di un nuovo sviluppo. In altre situazioni, ancora, la villa genera ex novo un piccolo centro abitato, che comprende un polo religioso e le abitazioni dei contadini: è il caso della villa Arconati a Castellazzo di Bollate.
Ma perchè fra Seicento e Settecento si assiste a un proliferare di ville fuori da Milano? Uno dei motivi è il progressivo prevalere di famiglie «nuove», provenienti da altre cittadine del ducato, oppure dal mondo delle professioni.
I nuovi ricchi sono desiderosi di affermare il livello sociale conquistato, perciò cercano di costruire un edificio di prestigio che mostri alla popolazione un tenore di vita pari al loro orgoglio. Ma le famiglie di antica nobiltà, a loro volta, vogliono riaffermare il proprio prestigio e la propria memoria, e ripensano la struttura delle residenze di campagna. Qualche volta sono costretti a erigere nuove ville, perchè le spartizioni ereditarie hanno smembrato le proprietà della famiglia. Oppure semplicemente perchè è mutato il gusto. In quest'ultimo caso, agli inizi del Settecento, gioca un ruolo decisivo la nuova estetica rococò del «comodo», che si traduce nell'ideologia e nel mito della «villa di delizia», luogo arcadico, necessario per potersi distaccare dalla corruzione urbana ed entrare in contatto con la natura, e che dà anche la possibilità di godere di scelti ed esclusivi piaceri.
Sprone del nuovo gusto è il volume Ville di delizia ossiano palagi camparecci nello Stato di Milano di Marcantonio Dal Re, nelle due edizioni del 1726 e 1743. Il testo contiene descrizioni e incisioni soprattutto degli edifici lungo i navigli. A parte le testimonianze, oggi preziose, di edifici dell'epoca che sono andati distrutti (come la stupenda villa Archinto a Robecco sul Naviglio), è utile leggere le indicazioni di Dal Re sulla vera villeggiatura campareccia.
Ad alimentare la teoria su come rendere piacevoli i soggiorni fuori città, intervengono vari fattori. Il primo è lo sviluppo, in architettura, della quadratura, con tutte le possibilità illusionistiche per reinterpretare lo spazio reale. Poi c'è la diffusione della moda tiepolista, l'amore per solari rappresentazioni mitologiche che esaltino le più o meno nobili stirpi dei committenti. Quindi la riscoperta dei testi iconografici di primo Seicento (a cominciare dall'Iconologia di Cesare Ripa), fonti preziose per le allegorie dinastiche. E, per finire, ha grande importanza l'abilità formale e funzionale dei grandi architetti, con una schiera di nomi dal Seicento all'Ottocento che comprende personalità come: Francesco Maria Ricchino, Carlo Federico Pietrasanta, Francesco Croce, Giovanni Ruggeri, Carlo Giuseppe Merlo, Giuseppe Piermarini, Simone Cantoni, Leopoldo Pollack.
Dopo questa rivoluzione del gusto, le fasi neoclassica ed eclettica non possono che essere definite un'ulteriore evoluzione, durata fino alla ventata razionalista che avremo a inizio Novecento.

Per saperne di più:
Ville, palazzi e giardini
Tra gli affreschi e i giardini delle residenze nobiliari