Tra gli affreschi e i giardini delle residenze nobiliari


Cominciamo il nostro itinerario dalla villa Borromeo (precedentemente appartenuta alla famiglia Padella) a Oreno, frazione di Vimercate [1]. E comincia proprio da qui perchè è il luogo che meglio raffigura l'inizio della trasformazione del casino di caccia in villa propriamente detta. Casa Padella in seguito verrà inserita in un complesso Borromeo, a sua volta unificato nell'insieme neoclassico della villa Gallarati Scotti. La particolarità consiste nelle scene cortesi affrescate nel salone del casino di caccia, secondo un modello che ha la sua fonte di ispirazione nella milanese casa Borromeo.
La splendida età di Ludovico il Moro (signore di fatto, poi di diritto, di Milano dal 1480 al 1499) segna il completamento di quella trasformazione che ha reso i castelli viscontei, come Binasco, Abbiategrasso e Pavia, luoghi di delizia. Questo processo, che era iniziato da un secolo, avviene parallelamente al riadattamento di molte ville nobiliari destinate a ospitare a turno l'intera corte. È il caso della villa Borromeo, detta la Gaia, a Robecco sul Naviglio [2], borgo che la felice posizione fa divenire un centro di villeggiatura nobiliare. Basti pensare alle numerose ville della zona, in prevalenza barocche, e alla stessa organizzazione urbanistica, fatta di vasti spazi e d'interazioni armoniche fra costruzioni, area verde e naviglio.
Una situazione analoga si riscontra nella vicina Cassinetta di Lugagnano [3], con la villa Visconti Maineri. La residenza è esemplare per l'articolazione delle sue fasi esecutive. Un edificio bassomedioevale di uso agricolo viene trasformato verso il 1740 in una sontuosa villa con giardino all'italiana. Nell'Ottocento il giardino diventa romantico, ma conserva i padiglioni precedenti, come la Coffeehouse (tra le prime in Lombardia, sull'esempio di quella celeberrima del Quirinale a Roma). Ai casi citati manca però un anello di congiunzione: la trasformazione intermedia della struttura bassomedioevale in palazzina manieristica, che precede il palazzo barocco. È quanto si verifica nella villa Gallerana di Carugate [4], legata fin nel nome all'amante di Ludovico il Moro. Molto importanti sono gli affreschi del salone al pianterreno, con motivi a grottesca capaci di unire gli spunti leonardeschi con suggestioni dell'Italia Centrale (forse in parte spiegabili con le origini senesi dei proprietari).
Ancora più «intellettuale» la ristrutturazione cinquecentesca della villa Melzi d'Eril a Vaprio d'Adda [5], in splendida posizione scenografica sul fiume. L'operazione risale a Francesco Melzi, che raccolse nel palazzo il corpus dei manoscritti di Leonardo, da lui ereditati e poi dispersi. Di stile leonardesco, ma meno raffinato, è il celebre Madonnone, un affresco conservato all'interno. Al limite cronologico del secolo si pone la villa Visconti Borromeo Litta di Lainate [6], commissionata dall'umanista Pirro Visconti. È famosa per i giochi d'acqua del giardino all'italiana e per le stanze e le grotte ornate, su progetto di Camillo Procaccini, a mosaico di ciottoli dipinti (che ci riconducono al gusto fiorentino sul genere delle grotte di palazzo Pitti a Firenze, e alla cultura delle «camere delle meraviglie», con fedeli echi presenti nel palazzo Borromeo Arese di Cesano Maderno e nel palazzo Borromeo dell'isola Bella, sul lago Maggiore). La villa Torretta di Sesto San Giovanni [7] è resa celebre dagli affreschi dell'oratorio, oggi staccati dai muri, opera di un rilevante pittore d'inizio Seicento (forse Daniele Crespi). L'edificio padronale (attualmente interessato da un progetto di recupero, e destinato a sede del Consorzio Parco Nord) conserva alcuni cicli decorativi ed è dominato dalla torre che le conferisce il nome.

Il trionfo del barocco

La villa Borromeo di Senago [8] è divenuta famosa come luogo di ritiro del cardinale Federico Borromeo, che la scelse come alternativa alla residenza di Origgio. Si tratta di una grandiosa struttura immersa nel parco (oggi all'inglese), e dimostra l'importanza che per il Borromeo aveva il binomio di pubblica magnificenza e privata austerità. È interessante la storia dell'edificio: solo in parte gli ampliamenti previsti fin dalla seconda metà del XVII secolo sono realizzati, mentre vengono ripresi in chiave eclettica nel 1910 dai fratelli Bagatti Valsecchi (che conducono operazioni simili sulla loro villa della vicina Varedo e sui due palazzi milanesi).
Analoghi tormenti scandiscono la storia della villa Cusani Confalonieri a Carate Brianza [9]. Un castello medioevale, ancora in parte intuibile nella struttura, viene trasformato a fine Cinquecento per volontà di Valerio Confalonieri. Ulteriori interventi si succedono durante il Seicento attorno alla corte porticata, oggi solo in parte conservata. Si è invece salvato un settore importante dell'originario giardino all'italiana.
La seconda metà del Seicento registra un infittirsi di ricostruzioni e ampliamenti, in concomitanza con quell'estetica della villa di delizia che trionferà nel secolo successivo. Il palazzo Omodei di Cusano Milanino [10] è il centro vitale del borgo. Gli altri edifici importanti, come l'antica chiesa parrocchiale (che sorgeva nelle vicinanze dell'attuale), il santuario della Madonna della Cintura, gli assi viari, sono tutti concentrati su questo grandioso edificio, il cui giardino all'italiana ha purtroppo perso il suo aspetto originario. Malgrado gli sforzi dell'amministrazione comunale, il palazzo versa in gravi condizioni di degrado. Sono a rischio gli affreschi di Giovanni Ghisolfi e degli altri artisti chiamati dal committente cardinale Luigi Omodei. Parti del complesso sono conservate in altri edifici: la pala di Giancristoforo Storer e le copie antiche dal Domenichino si trovano presso la chiesa parrocchiale di Milanino; la teca di S. Adriano e altri dipinti sono in quella di Cusano; una statua del giardino è conservata nella biblioteca comunale.

Il secondo Seicento

Anche la villa Ghirlanda Silva a Cinisello Balsamo [11] custodisce un notevole corpus di affreschi decorativi dal barocco al neoclassico e un incantevole giardino all'inglese. Sui resti e con i materiali dell'antico castello sono sorte a Corbetta [12] le ville adiacenti Borri Manzoli e Frisiani Mereghetti, con un progetto almeno parzialmente autografo di Francesco Maria Ricchino. Nella prima è di rilievo lo scalone monumentale, con affresco del Montalto, al quale si deve il vicino studiolo. La villa Frisiani Mereghetti presenta invece un'articolata serie di affreschi manieristici e barocchi.

La reinvenzione dello spazio

Il palazzo Visconti Banfi a Rho [13] è l'unico della zona che conserva l'originaria decorazione pittorica. Molto bella è la serie di ambienti affrescati a fine Seicento e poi a inizio Settecento da maestri milanesi, fra i quali predomina Federico Bianchi. Interessante anche il giardino, solo in parte adattato ai predominanti criteri romantici.
Il palazzo Borromeo Arese a Cesano Maderno [14] è determinante per l'intero sviluppo urbanistico del luogo. Opera di prestigio, sorta a metà Seicento per volontà del conte Bartolomeo Arese, potente uomo politico, è ora oggetto di un attento restauro. Si stanno valorizzando i grandi cicli decorativi (opera dei migliori maestri del pieno Seicento milanese), le grotte affini al modello di Lainate, il ninfeo antistante il complesso, e soprattutto il giardino, di cui riemerge l'impostazione barocca all'italiana con viali circondati da statue e giochi d'acqua. Analoga predominanza dell'edificio illustre sulla struttura del paese si avverte a Canonica, frazione di Triuggio [15].
Un precedente edificio medioevale viene trasformato in residenza a metà Cinquecento dal conte Francesco Taverna. A lui si deve anche l'impostazione del giardino all'italiana, ancora in parte conservato. A fine Seicento la villa Taverna assume l'aspetto attuale, mentre intorno al 1735 sono realizzate la cancellata ornata di statue, di grande impatto scenografico, e la strada, che sfiora la chiesa parrocchiale e giunge in collina, all'oratorio della Vergine.
La villa Visconti d'Aragona De Ponti, oggi sede della biblioteca comunale di Sesto San Giovanni [16], è legata soprattutto alla figura di Giovanni Antonio Parravicini, importante committente e collezionista, proprietario di una ricca raccolta di quadri, purtroppo dispersa, e ispiratore del rinnovamento pittorico che condusse al ciclo delle Virtù, affreschi contenuti nella galleria del piano nobile.

Arte e collezionismo nel Settecento

Una vasta collezione, oggi in parte a Brera (compresi i famosi Londonio), era anche quella della villa Alari Visconti a Cernusco sul Naviglio [17], fastosa sede costruita all'inizio del Settecento su progetto di Giovanni Ruggeri, e ornata dagli affreschi di Giovanangelo Borroni e Giovanni Antonio Cucchi. L'edificio è ben conservato, e attualmente è utilizzato come ospedale psichiatrico. Invece il parco è in cattivo stato.
La villa Rasini a Cavenago di Brianza [18] somiglia alla precedente per desiderio di sfarzo. Ma le dimensioni sono più ridotte e la decorazione pittorica risale a varie epoche: la celebre pittura murale di Mattia Bortoloni (il Carro del Sole), infatti, è preceduta da un'articolata serie di affreschi seicenteschi in cui spicca l'intervento del Montalto. Sul piano architettonico è da sottolineare una ripresa di moduli neoclassici.
Nella realtà ricca di ville a Corbetta [19], il palazzo Brentano Carones spicca per il voluto contatto con lo spazio urbano circostante: si tratta di una spaziosa struttura settecentesca progettata da Francesco Croce e decorata dai grandi maestri tiepoleschi come Borroni e Bortoloni. Il parco è frutto del consueto intervento romantico, ed è in parte rimaneggiato.
A omologhi criteri di rappresentanza s'ispira il grande complesso della villa Arconati a Castellazzo, frazione di Bollate [20], integra nella sua struttura settecentesca dovuta al Ruggeri e nel decoro, che comprende le statue della facciata e l'articolata campagna pittorica, culminante nella Caduta di Fetonte dei fratelli Galliari. Il giardino ha un settore all'italiana ben conservato e un settore all'inglese. È attualmente pure di proprietà Radice Fossati la villa Borromeo d'Adda di Solaro [21], raffinata costruzione rococò con affreschi del tempo. Il giardino è in buona parte ancora all'italiana, e la più tarda cappella neoclassica ha un rilievo di Pompeo Marchesi.

I committenti «illuminati»

La civiltà illuminista s'interessa dell'edilizia di villa, imponendo in teoria criteri di razionalità distributiva, che sono paralleli alla riorganizzazione del rapporto con il territorio. Di fatto, però, questi criteri finiscono con il semplice adattarsi agli edifici preesistenti. La villa Verri di Biassono [22] appartenne alla famiglia del celebre illuminista Pietro Verri (1728-1797). Nasce al centro di una tenuta agricola, riorganizzata e diretta da Milano con le famose Lettere al fattore di Biassono. È una struttura relativamente piccola, e oggi è sede comunale. Di origine seicentesca, viene quasi rifatta nel corso del Settecento e decorata con soluzioni arcaizzanti (soffitti a passasotto dipinti, fregi) ma anche con l'intervento della grande scuola dei Galliari.
Per la modernità delle sue soluzioni spaziali, la villa Biancani Greppi a Cernusco sul Naviglio [23] è stata in passato attribuita a Giuseppe Piermarini. In realtà si tratta di una struttura degli inizi del XVIII secolo, poi ampliata. Lo stesso tipo di confronto fra 'razionalismo' e illuminismo si riscontra nella villa Borromeo d'Adda a Cassano d'Adda [24]. I feudatari fanno costruire verso il 1740 da Francesco Croce una villa 'alla moderna', molto vicina alle soluzioni delle coeve ville venete. Nel 1781 il Piermarini realizza la facciata sud, di solenne monumentalità neoclassica, e riforma le strutture di raccordo con il paese.
La villa Pusterla a Mombello, frazione di Limbiate [25], sfrutta la posizione panoramica sulla collina, e il complesso acquisisce una chiara suggestione scenografica. Di origine seicentesca, viene più volte ripresa, fino alle grandiose trasformazioni di stile pienamente neoclassico volute da Napoleone, che comprendono l'intero spazio antistante, assieme alla piccola ma articolata cappella.
I caratteri di grandiosità trovano sintesi nella Villa Reale di Monza [26]. Costruita da Piermarini tra il 1777 e il 1780, per volontà dell'arciduca Ferdinando d'Asburgo, ingloba preesistenze barocche. Conosce notevoli ampliamenti a metà Ottocento, per volontà di Massimiliano d'Asburgo, e ancora a fine secolo come residenza di Umberto I di Savoia. Il risultato è un felice compromesso fra razionalità, istanze neoclassiche e apporti neobarocchi, inaugurando quell'eclettismo che sarà predominante nel secolo XIX.

Epilogo ottocentesco

Stesso caso, la villa Tittoni Traversi di Desio [27] è una struttura neoclassica, rielaborata nel 1846 da Pelagio Palagi che realizzò inoltre la superba torre neogotica, contenuta nel parco. Un tempo la villa era arricchita da sculture medioevali e rinascimentali che oggi si trovano al castello sforzesco di Milano.
Lo stesso gusto predomina nelle tre ville scelte proprio per il loro valore emblematico: la villa Quirici a Besana in Brianza [28], con palazzo seicentesco riadattato, parco all'inglese ed ex filanda neoclassica; la villa Zuccona Jacini a Zuccone Robasacco, frazione di Triuggio [29], con struttura sei-settecentesca ripresa nell'Ottocento da Antonio Citterio in chiave neorococò la villa Somaglia detta il Gernetto a Gerno, frazione di Lesmo [30], eretta da Simone Cantoni a fine Settecento, ripresa da Gianluca della Somaglia in termini neoclassici, arredata con sontuosi materiali (importanti le due lapidi funebri del Canova) e completata da un giardino terrazzato.

Per saperne di più:
Ville, palazzi e giardini
Dalle origini all'eclettismo: la civiltà di villa