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De Narcoticis - Atante del narcotraffico


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Da venerdì 4 a domenica 13 marzo 2005
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Perché una mostra sull’arte cinese contemporanea? La domanda, ovviamente, è retorica.

La Cina è all’ordine del giorno nelle pagine dei quotidiani internazionali, è temuta e studiata dalle aziende italiane, è l’incognita economica prossima ventura.

L’arte contemporanea cinese è l’ospite d’onore alle biennali e alle esposizioni e fiere d’arte più qualificate.

Sia per la vocazione di Spazio Oberdan all’arte contemporanea e alle espressioni visuali più innovative, sia per l’attenzione che la Provincia di Milano intende dedicare alle “culture altre”, al dialogo tra i popoli, a partire dai cittadini di provenienze diverse che abitano il territorio milanese, cominciare dalla Cina, dall’interpretazione e dalla lettura della realtà che gli artisti cinesi hanno sviluppato negli ultimi anni, è sembrata la scelta più curiosa, più conseguente e attuale.

Promuovere la conoscenza dell’arte contemporanea cinese significa confrontarsi con una cultura millenaria, oggetto di molte censure e repressioni. Significa indagare sulla fine dell’ideologia ma anche sulle storture del capitalismo avanzato. “In poco più di vent’anni la Cina è passata dal comunismo al consumismo, in una corsa mozzafiato verso la globalizzazione. Attraverso gli artisti noi scopriamo i retroscena, le realtà sociali umane, e gli effetti di solito drammatici, che questi cambiamenti provocano sia nel contesto storico che nella vita di tutti i giorni” scrive la curatrice della mostra, Daniela Palazzoli.
Far conoscere l’arte contemporanea cinese significa, in ultima analisi, promuovere la conoscenza dell’arte contemporanea tout-court come strumento di lettura dell’attualità, rivendicare il ruolo – fondamentale per la società – della sensibilità artistica come termometro del benessere di tutta la collettività. In questo senso gli artisti cinesi, con la loro creatività colorata, euforica, a tratti espressionista, quasi sempre ironica e colta, pur nell’adesione a motivi e oggetti “popolari”, ci raccontano i cambiamenti in modo più toccante e diretto delle analisi socio-economiche degli osservatori occidentali: il passaggio dal rurale all’urbanizzato, la diffusione dell’economia di mercato, l’abbondanza delle merci e il loro marketing come nuova “ideologia”.

La mostra prende in esame, proponendo un panoramica di sintesi, gli ultimi sedici anni. La data di avvio di questa indagine non è casuale: i fatti di Piazza Tienanmen del giugno 1989 hanno segnato una svolta, il crollo delle speranze per molti intellettuali ed artisti.

Alcuni se ne sono andati all’estero e si sono confrontati con la cultura e i miti dell’Occidente. Chi è rimasto, pur nella disperazione, ha trovato forme di aggregazione che sono diventate anche occupazione di luoghi fisici e indirettamente tutela di fabbricati o addirittura di vecchi quartieri dalla distruzione delle ruspe. Tutti i nuovi autori padroneggiano una grande varietà di tecniche ed effetti visivi, una festa dei linguaggi che si esprime attraverso differenti mezzi: pittura, scultura, fotografia, video, performance. Benché stili e sensibilità siano ovviamente molto diversi, il gioco di realtà e memoria, di identità individuale e collettiva è sempre presente. A volte reso in maniera simbolica, qualche volta ironica o addirittura sarcastica, sempre profondamente necessaria. Così come irrinunciabile sembra essere la denuncia della nuova volgarità e la ricerca di una “normalità” che sia ponte tra la cultura cinese e quella occidentale.
E a questo richiamo noi, abitanti dell’altra parte dell’emisfero, non possiamo restare indifferenti


Assessora alla cultura, culture e integrazione
della Provincia di Milano
Daniela Benelli