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De Narcoticis - Atante del narcotraffico


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Da venerdì 4 a domenica 13 marzo 2005
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Nel giro di poco più di vent'anni la Cina è passata dal comunismo al consumismo, in una corsa mozzafiato verso la globalizzazione. Attraverso gli artisti noi abbiamo modo di scoprire i retroscena, le realtà sociali e umane, e le emozioni prodotte dagli effetti spesso drammatici che questi cambiamenti provocano sia nel contesto storico e sociale che nella vita di tutti i giorni.

La mostra prende le mosse dal periodo in cui gli artisti reagiscono alla profonda disillusione causata dai massacri di Piazza Tiananmen (4 giugno 1989). Alcuni se ne vanno. Altri restano e non rinunciano a testimoniare, inventando uno stile amaro e grottesco che è unico nel mondo dell'arte. Lo stile popi, che ritroviamo nel Realismo Cinico, ha una lunga, molto rispettata, tradizione in Cina: durante le dittature esso consentiva un po' di libertà: l'artista si fingeva pazzo e accettava di vivere ai margini della società.

FotoTra i protagonisti del Realismo Cinico vi sono Fang Lijun, Liu Wei, Yue Minjun e Yang Shaobin. Da parte sua il Pop Politico ideato da Wang Guangyi scopre le analogie fra il potere d'indottrinamento della propaganda maoista e quello del marketing consumista. Il popi è solo una delle peculiarità di una tradizione culturale che in secoli di isolamento ha elaborato modi di pensare e di comportarsi, costumi, un'organizzazione sociale, tradizioni filosofiche e associazioni mentali a noi sconosciuti. La diversità fra mentalità occidentale e orientale è profonda, e saperlo ci aiuta a comprendere. Prendiamo ad esempio il quadro bianco di Qiu Shihua: a noi sembra, prima vuoto e bianco; poi, se lo osserviamo lentamente, scopriamo un paesaggio vagamente impressionista. Per la nostra mentalità, l'apparizione dell'immagine placa il nostro bisogno di significato.

Per Qiuè il contrario: il momento importante è quello del vuoto, quando l'energia vitale si manifesta in modo assoluto. Nel bianco pre-immagine sono contenute in potenza tutte le forme e le sostanze, lo yin e lo yang, l'ombra e la luce.

FotoNei primi anni novanta un gruppo di giovani alla ricerca di uno stile di vita alternativo, fra cui Zhang Huan, Rong Rong, Ma Liuming e Zhu Ming, danno vita a espressioni artistiche basate sulla performance. Vogliono raggiungere il controllo fisico e psichico, e grazie ad esso, mettere in pratica nella vita un atteggiamento filosofico capace di cambiare le cose. La fotografia e i nuovi media, malgrado gli inevitabili ritardi, sono accolti con entusiasmo in Cina.

Essi serviranno a raccontare le trasformazioni rapidissime e spettacolari di un paese che si sta avviando a divenire una grande potenza del mondo globale. La fotografia è anche il linguaggio della memoria e rievoca il dolore e le vite perdute, che sopravvivono nel ricordo. La foto di Sheng Qi è un'icona unica. Nelle foto di Hai Bo e Shao Yinong&Mu chen compare anche un motivo costitutivo della società cinese: l'intreccio fra individuo e famiglia.

FotoLa ricchezza bussa alle porte e conduce con sé nuove aspirazioni, nuovi stili di vita consumistici, e nuovi colori sgargianti assieme a un diffuso amore per il kitsch. Ce lo dimostrano i protagonisti della Gaudy Art: i Luo Brothers, Liu Jianhua, Xu Yihui, Liu Zheng e Wang Qingsong. Le città, Pechino, Shanghai, Guanghzou e tante altre, si trasformano in megalopoli. raccontano e le commentano con le foto, Weng Fen; con il collage, Xue Song; con la scultura, Sui Jianguo e Zhang Dali. Dimostrano così la loro versatilità straordinaria, pari al desiderio di essere oggettivi ma critici. Dopo l'ottovolante mozzafiato del suo recente passato, la Cina cerca di assestarsi e di trovare il suo posto nel contesto globale.

Anche l'arte cerca una nuova "normalità". Dopo il predominio del pop e del kitsch, artisti più colti tornano alla ribalta, armati della voglia di battersi fra ribellioni e il possesso di una coscienza più vasta che abbraccia nuovi e vecchi media, mondi trash e progetti visionari. La scrittura, una delle forme culturali più radicate della Cina colta, viene ripresa in vari modi, sia in relazione alla scrittura per ideogrammi (Gu Wenda), che all'arte astratta (Ding Yi, Shen Fan).

I gesti trasgressivi di Ai Wei Wei, che ritaglia la mappa della Cina dai legni preziosi di un tempio antichissimo, ci dicono che la trasformazione non sarà indolore. Orgoglio e coraggio intellettuale caratterizzano Huang Yan, Zhao Bandi, Zhou Tiehai, Qiu Zihjie, Yang Fudong, artisti consapevoli sia della tradizione che dei media e del mondo dei linguaggi creativi contemporanei.

Daniela Palazzoli
curatrice della mostra