Nel giro di poco più di vent'anni la
Cina è passata dal comunismo
al consumismo, in una corsa mozzafiato
verso la globalizzazione. Attraverso gli
artisti noi abbiamo modo di scoprire i
retroscena, le realtà sociali e umane,
e le emozioni prodotte dagli effetti
spesso drammatici che questi cambiamenti
provocano sia nel contesto
storico e sociale che nella vita di tutti
i giorni.
La mostra prende le mosse dal
periodo in cui gli artisti reagiscono alla
profonda disillusione causata dai massacri di Piazza
Tiananmen (4 giugno 1989). Alcuni se ne vanno. Altri
restano e non rinunciano a testimoniare, inventando uno
stile amaro e grottesco che è unico nel mondo dell'arte.
Lo stile popi, che ritroviamo nel Realismo Cinico,
ha una lunga, molto rispettata, tradizione in Cina: durante
le dittature esso consentiva un po' di libertà: l'artista si
fingeva pazzo e accettava di vivere ai margini della società.
Tra i protagonisti del Realismo Cinico vi sono Fang
Lijun, Liu Wei, Yue Minjun e Yang Shaobin. Da parte sua
il Pop Politico ideato da Wang Guangyi scopre le analogie
fra il potere d'indottrinamento della propaganda
maoista e quello del marketing consumista.
Il popi è solo una delle peculiarità di una tradizione
culturale che in secoli di isolamento ha elaborato modi
di pensare e di comportarsi, costumi, un'organizzazione
sociale, tradizioni filosofiche e associazioni mentali a noi
sconosciuti. La diversità fra mentalità occidentale e orientale
è profonda, e saperlo ci aiuta a comprendere. Prendiamo
ad esempio il quadro bianco di Qiu Shihua: a noi
sembra, prima vuoto e bianco; poi, se lo osserviamo
lentamente, scopriamo un paesaggio vagamente impressionista.
Per la nostra mentalità, l'apparizione dell'immagine
placa il nostro bisogno di significato.
Per Qiuè il contrario: il momento importante è quello del vuoto,
quando l'energia vitale si manifesta in modo assoluto.
Nel bianco pre-immagine sono contenute in potenza tutte
le forme e le sostanze, lo yin e lo yang, l'ombra e la
luce.
Nei primi anni novanta un gruppo di giovani alla ricerca
di uno stile di vita alternativo, fra cui Zhang Huan,
Rong Rong, Ma Liuming e Zhu Ming, danno vita a espressioni
artistiche basate sulla performance. Vogliono raggiungere
il controllo fisico e psichico, e grazie ad esso,
mettere in pratica nella vita un atteggiamento filosofico
capace di cambiare le cose.
La fotografia e i nuovi media, malgrado
gli inevitabili ritardi, sono accolti con entusiasmo
in Cina.
Essi serviranno a raccontare le trasformazioni
rapidissime e spettacolari di un paese
che si sta avviando a divenire una grande potenza
del mondo globale. La fotografia è anche
il linguaggio della memoria e rievoca il dolore e
le vite perdute, che sopravvivono nel ricordo. La
foto di Sheng Qi è un'icona unica. Nelle foto
di Hai Bo e Shao Yinong&Mu chen compare
anche un motivo costitutivo della società cinese:
l'intreccio fra individuo e famiglia.
La ricchezza bussa alle porte e conduce
con sé nuove aspirazioni, nuovi stili di vita consumistici,
e nuovi colori sgargianti assieme a un
diffuso amore per il kitsch. Ce lo dimostrano i protagonisti
della Gaudy Art: i Luo Brothers, Liu Jianhua, Xu
Yihui, Liu Zheng e Wang Qingsong.
Le città, Pechino, Shanghai, Guanghzou e tante
altre, si trasformano in megalopoli. raccontano
e le commentano con le foto, Weng Fen; con il collage,
Xue Song; con la scultura, Sui Jianguo e Zhang
Dali. Dimostrano così la loro versatilità straordinaria, pari
al desiderio di essere oggettivi ma critici.
Dopo l'ottovolante mozzafiato del suo recente passato,
la Cina cerca di assestarsi e di trovare il suo posto
nel contesto globale.
Anche l'arte cerca una nuova
"normalità". Dopo il predominio del pop e del kitsch, artisti
più colti tornano alla ribalta, armati della voglia di battersi
fra ribellioni e il possesso di una coscienza più vasta
che abbraccia nuovi e vecchi media,
mondi trash e progetti visionari.
La scrittura, una delle forme culturali
più radicate della Cina colta, viene
ripresa in vari modi, sia in relazione
alla scrittura per ideogrammi (Gu
Wenda), che all'arte astratta (Ding Yi,
Shen Fan).
I gesti trasgressivi di Ai Wei Wei,
che ritaglia la mappa della Cina dai legni preziosi di un
tempio antichissimo, ci dicono che la trasformazione non
sarà indolore. Orgoglio e coraggio intellettuale caratterizzano
Huang Yan, Zhao Bandi, Zhou Tiehai, Qiu Zihjie,
Yang Fudong, artisti consapevoli sia della tradizione che
dei media e del mondo dei linguaggi creativi contemporanei.
Daniela Palazzoli
curatrice della mostra |